• Veduta di via Vignatagliata a Ferrara

    View of Via Vignatagliata
  • Foggiatura dell’argilla al tornio.

    Working clay on the potter’s lathe
  • Particolare della lavorazione.

    Modelling work

E chi dice che la ceramica sia davvero fatta di argilla e che ne sia unicamente la terra l’elemento costitutivo? Se è ben riuscita, allora è della materia di cui è fatta la fantasia che, ben si sa, è rutilante combinazione di insignificanti particolari del reale, capace di produrre forme in continua evoluzione dalle inafferrabili sfumature, iridescenti come i desideri. Ci sono pezzi che rilucono come gioielli barbarici o magari sembrano intessuti di piume di colibrì; dalla Bottega delle Stelle, invece, ogni tanto escono sogni di glassa e pan di Spagna ritagliati in forma di borgo, con le scale che si arrampicano sui tetti di zucchero caramellato per raggiungere nuvole di meringa.

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Dare vita con un soffio, a un uccellino o altra creatura di argilla. Forse fu questa la molla, che in tempi remoti spinse l’uomo a costruire il primo fischietto. Archeologi ed etnologi lo testimoniano: il fischietto, impastato nella terra, cotto nel fuoco dei forni, è forse antico quanto l’uomo. Ritrovamenti di piccoli fischietti d’argilla sono avvenuti in tombe di bambini di epoca greca. In Inghilterra si muravano i fischietti nella cappa del camino come portafortuna. Nel 1700 e nel 1800 in Baviera, veniva messo un fischietto di terracotta nella culla dei bambini, per proteggerli, fino al battesimo, dagli spiriti maligni. Sino a cinquant’anni fa, i commercianti di giocattoli, li portavano nelle sagre e li appendevano nelle caratteristiche briccole a cavalletto o li esibivano nelle ceste. Poi divennero fischietti di metallo stampato e suonavano mediante una linguetta armonica. Quelli di terracotta non vennero mai prodotti su scala industriale, cioè a stampa, perché la parte fischiante si può fare solamente a mano. Oggi, il fischietto di ceramica, è proposto e rinnovato nei materiali, nelle forme e nei colori, pur rimanendo un oggetto magico, poetico, un po’ misterioso, a volte grottesco o comico, certamente di festa e di buon augurio.

La Bottega delle Stelle, condotta da Riccardo Biavati e Antonella Manfredini, lavora da anni nel settore della ceramica d’arte contemporanea. Tutti gli oggetti prodotti sono in grès, modellati e dipinti a mano con smalti appositamente studiati. La cottura avviene a 1250 C°. Tutte le ceramiche prodotte sono da considerare pezzi unici.

C’era Biavati in via Brasavola che ogni volta che lavorava la creta inventava una favola erano lune, maghi e uccelli incantati quegli oggetti muti ma dai suoni privati che uscivan man mano da un forno rovente e dispensavano l’incanto di un mondo un po’ assente fatto di presenze sommesse e ancestrali che si svelano dagli occhi sotto forme surreali si tratta di un uomo che intraprende il suo viaggio o di un uccello in volo che cavalca un raggio di una pentola col fumo che sale lento o di un sole che riposa dove c’è calma di vento ma comunque lo guardi questo strano serraglio ti sussurra gentile: non sbagliare bersaglio scruta bene le cose che hai nel cuore nascoste sono vive profonde ma ti danno risposte che l’affanno del giorno non ti fa più vedere sia chiaro alludo al piacere che riccardo ci dà e che alla fine della vicenda ad ognuno toccherà se vorrà guardare il suo mondo animato frutto di un animo gentile che non può essere comprato.

Monica Bracardi